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Carl Schmitt, L'unità del mondo e altri saggi, a cura di Alessandro Campi

Antonio Pellicani Editore, Roma, 2003, pp. 250

ISBN 88-88717-03-X

Nel corso della sua feconda attività di scienziato politico e di giurista, Schmitt ha sviluppato importanti riflessioni in materia di diritto internazionale, sino ad oggi malamente sottovalutate dalla critica. Egli è stato non solo il critico accanito e lucido dell'universalismo umanitario propugnato dalla Società delle Nazioni (e nel dopoguerra dall'Onu) e dell'imperialismo economico delle potenze anglosassoni, ma soprattutto il teorico, spesso frainteso, del Grossraum e di una diversa articolazione dei rapporti internazionali centrata sul concetto di "impero" e su una visione "policentrica" della politica mondiale.
Le sue riflessioni sul "nomos", sui rapporti tra terra e mare e tra Oriente e Occidente, sulla guerra e sull'imperialismo sono state sinora lette o in chiave filosofico-letteraria oppure in chiave politico-ideologica. I saggi raccolti in questa antologia - alcuni dei quali tradotti per la prima volta dalle originarie edizioni spagnole - oltre a rappresentare dei preziosi corollari al Nomos della Terra, costituiscono una rassegna utile a documentare il valore eminentememnte giuridico e scientifico della critica che Schmitt ha condotto contro il positivismo ed una visione dei rapporti internazionali fondata su una concezione politico-giuridica falsamente pacifista ed eccessivamente formalistica.
Nei suoi scritti internazionalistici Schmitt ha smascherato, con argomentazioni esemplari, la pretesa egemonica delle potenze che oggi come ieri conducono la loro battaglia nel nome dei diritti umani e di un mondo finalmente unito e pacificato. Argomentazioni che ritornano utili e attuali nelle odierne discussioni sulla costituzione di un "nuovo ordine mondiale".
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