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Cronache da Narni. L'ultima battaglia del Cavaliere

Rubbettino, Soveria Mannelli, 2011, pp. 328

ISBN 978-88-498-3068-2 compra on line


Nella quiete di Narni, la cittadina umbra resa celebre nel mondo dalla saga fantastica di C. S. Lewis, sono nate, tra una lezione universitaria e l’altra, la gran parte delle cronache raccolte organicamente in questo volume, che riassumono e interpretano le vicende salienti della politica italiana dal 2008 ad oggi.
Ne emerge un quadro convulso e contraddittorio, dominato, come del resto gli ultimi vent’anni della storia nazionale, dalla figura di Silvio Berlusconi: un leader al tramonto e senza eredi apparenti, sempre più arroccato a difesa del suo smisurato potere, la cui forza e capacità di resistenza sembrano ormai dipendere dalla debolezza dei suoi avversari. Ma il problema, come scrive l’Autore, non è quanto ancora Berlusconi resterà in sella, ma cosa verrà dopo di lui, come sarà l’Italia senza di lui. Avremo una democrazia finalmente normale o dobbiamo aspettarci la comparsa sulla scena di nuovi e pericolosi avventurieri? Il berlusconismo lascerà una qualche eredità politica o verrà rubricato alla stregua di una inconcludente parentesi? Il dopo Berlusconi sarà un campo di rovine o segnerà l’inizio di una stagione politica all’insegna del rinnovamento e della crescita, dopo quasi due decenni di stagnazione economica, di immobilismo politico-istituzionale, di violente contrapposizioni ideologiche e di miracoli annunciati e mai verificatisi?
Nel libro si racconta in presa diretta – con il distacco dell’osservatore neutrale, con il pathos del cittadino attivo sulla scena pubblica – quella che l’Autore definisce l’ultima battaglia del Cavaliere: contro la “vecchia politica” nel nome della “politica del fare”, contro una sinistra divisa e drammaticamente a corto di idee, contro la magistratura e il mondo dell’informazione, contro il fantasma per lui onnipresente del comunismo, ma soprattutto contro se stesso e le attese che aveva suscitato al momento della sua discesa in campo.
Ma si racconta anche del tentativo di Fini di costruire in Italia una destra diversa da quella berlusconiana. Delle smisurate ambizioni della Lega di Bossi. Delle ambiguità e delle contraddizioni dell’antiberlusconismo. Della crisi culturale e civile che sta contribuendo alla disgregazione dell’Italia nell’indifferenza apparente degli stessi italiani.
Quello che emerge da queste cronache è un bilancio desolante e preoccupato della cosiddetta Seconda Repubblica: una speranza di cambiamento risoltasi in una delusione e in un’occasione largamente sprecata.
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